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Contributo Audizione Regione Lazio, 20 ottobre 2015

AUDIZIONE REGIONE LAZIO del 20 ottobre 2015

Su Proposta di Legge Regionale n. 268

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI SERVIZI SOCIOEDUCATIVI PER LA PRIMA INFANZIA

CONTRIBUTO DEL FORUM DELLE ASSOCIAZIONI FAMILIARI DEL LAZIO

 

Portiamo in questa sede le istanze di 48 associazioni aderenti al Forum, ciascuna a suo modo e con le sue specificità, impegnata nei servizi alla famiglia.

Il Forum delle Associazioni Familiari del Lazio, ritiene l’impianto della proposta di legge in oggetto sostanzialmente buono ed apprezzabile.

Condividiamo gli obiettivi che si prefigge e ne apprezziamo le prospettive che propone ed il fatto che abbia messo al centro l’interesse superiore del bambino. Tuttavia abbiamo notato che gli obiettivi difettano nella fase operativa di opportune clausole di salvaguardia degli stessi. Per tale ragione, premesso che:

  1. Concordiamo con il dettato del DL 268 quando dice che gli asili nido non fungano solo da “temporanea custodia dei bambini per assicurare una adeguata assistenza alla famiglia e anche per facilitare l’accesso della donna al lavoro nel quadro di un completo sistema di sicurezza sociale, ma comprendano – come ha precisato la Corte Costituzionale – finalità formative, essendo rivolto a favorire l’espressione delle potenzialità cognitive, affettive e relazionali del bambino (sentenza 467 del 2002).
  2. Apprezziamo che nell’articolo 12 venga espresso il riconoscimento del ruolo fondamentale delle famiglie dei bambini utenti che devono partecipare alle scelte educative dei servizi e alla verifica della loro attuazione, anche attraverso l’istituzione di specifici organismi rappresentativi e di modalità articolate e flessibili di incontro e collaborazione.
  3. Le mutate condizioni sociali ed economiche della nostra regione, l’aumento della disoccupazione e la fragilità relazionale di molte famiglie e convivenze, fanno emergere il bisogno di una maggiore giustizia sociale e di legalità.
  4. La conciliazione famiglia lavoro è ancora un obiettivo non raggiunto nel nostro paese e nella Regione Lazio. E’ stato dimostrato che una delle azioni che più aiutano le donne nella decisione di fare i figli sono i costi da sostenere per allevare un figlio. Il 18,4 per cento delle madri che aveva un lavoro prima della gravidanza al momento dell’intervista lo aveva lasciato: il 5,6 per cento per licenziamento, il 12,4% per via degli orari inconciliabili con i nuovi impegni familiari. Il 72,5% delle mamme che continuano a lavorare dichiara di sperimentare forti difficoltà. Tra queste si registrano soprattutto i disagi legati alla cura dei figli, infatti solo il 27,8 per cento frequenta un asilo pubblico o privato mentre nel 52,3 per cento dei casi i figli vengono affidati ai nonni. Il dato interessante è che il 28,3 per cento delle madri che non si avvalgono di un asilo nido lo avrebbe fatto se non fosse così alta la retta o se avessero trovato posto. In Francia invece, per fare un esempio, le famiglie con tre o più figli godono di riduzioni e vantaggi per l’uso dei servizi essenziali. Le scuole materne sono gratuite e il sistema fiscale per le famiglie è notevolmente addolcito. In Francia infatti, fino al 66% delle rette per i nidi e gli asili nido è sorretta da fondi pubblici, mentre in Germania dal 2013 ogni famiglia può ottenere per legge un posto all’asilo nido e chi invece sceglie di accudire a casa il bambino riceve 150 euro mensili per 22 mesi.
  5. Il tasso di fecondità in Italia si assesta a 1,3 figli per donna, ciò la rende terzultima nella classifica europea. Tuttavia il numero desiderato delle donne italiane di fare figli è in media di 2,19. Tale desiderio si scontra con le impossibilità concrete di aiuti e sostegni pubblici alla maternità (Istat).

Proprio perché siamo convinti che la famiglia ha un ruolo ed una funzione sociale fondamentale nella società, i servizi pubblici devono fungere da supporto, promozione ed integrazione di quanto essa già è e fa. Questo significa che l’intervento dell’organo politico ed amministrativo nella vita delle famiglie non può limitarsi soltanto ad azioni di tipo assistenziale, ma piuttosto in azioni di promozione di supporto a tutti i nuclei familiari. È necessario ed urgente che le politiche poste in atto dagli amministratori vadano nella direzione di promuovere ed agevolare la vita familiare anche quando non ricorrano situazioni di rischio sociale. Ciò in un’ottica di prevenzione del disagio, ma anche per incentivare la coesione familiare e la natalità.

Giustizia sociale significa anche sostenere adeguatamente i cittadini che si assumono carichi familiari che costituiscono un bene per tutto il paese. Sollecitiamo, dunque, un rimodellamento di alcuni articoli del PL in modo che emerga in modo più esplicito che i servizi all’infanzia siano una opportunità messa a servizio di tutte le famiglie e non siano prioritariamente interventi atti a sostenere solo le famiglie appartenenti alle fasce sociali più deboli, il che ridurrebbe la legge ad una forma di politica assistenziale della famiglia.

Sollecitiamo, inoltre, la commissione a riflettere sul fatto che un tale impianto, piuttosto che agevolare l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro, produce un incentivo alla inerzia e al lavoro nero delle stesse. Questo perché, andando ad agevolare in massima quota solo quanti sono in disagio socio economico e assistenziale, legittima il permanere di certe fasce sociali in certe condizioni – a livello ufficiale – a motivo dei vantaggi che esse producono.

Alla luce di quanto detto chiediamo che detta commissione possa provvedere ad apportare le seguenti modifiche agli articoli che seguono:

  1. 5 Co. 1 c): sostituire con “lavoro dei genitori” togliere dunque “particolari condizioni.” A nostro avviso infatti come è posta la condizione permette l’accesso al servizio solo per coloro che hanno situazioni particolari di lavoro, e non agevola certo le madri lavoratrici che invece rappresentano la vera priorità del progetto di legge in oggetto.
  2. ART. 6. Riteniamo che il solo strumento dell’ISEE non è sufficientemente tarato per distinguere le differenti disponibilità economiche delle famiglie e suggeriamo che esso venga integrato con un coefficiente che tenga maggiormente conto dei carichi familiari (Quoziente Familiare o Fattore Famiglia)
  3. ART.7. Apprezziamo le capacità inclusive degli asili pubblici, ma bisogna necessariamente includere quote fisse di bambini che hanno mamme lavoratrici.
  4. ART. 33. Non è chiaro nella PL se sono stati previsti dei finanziamenti ad hoc per questi servizi. Chiediamo una maggiore esplicitazione su questo aspetto.
  5. ART.36 Co.2. Aggiungere lettera f) un rappresentante del Forum delle Associazioni Familiari del Lazio. Riteniamo che non sia adeguatamente rappresentata la componente delle Famiglie. Il Forum per la sua alta rappresentatività può svolgere bene questo ruolo. Ciò, inoltre, consentirebbe di applicare in modo corretto l’art.39 Co.1 lettera b).
  6. 41 Co.2. L’Osservatorio Permanente sulle famiglie è un organismo che fino ad oggi non è messo in condizione di svolgere le sue funzioni. Se si prevede la sua funzionalità ne venga risollecitata la convocazione e venga finanziato il suo funzionamento.

 Le modifiche qui suggerite tendono a rispondere a due importanti esigenze:

  1. Richiesta a modulare la proposta di legge nel senso di una vera e propria iniziativa di politica familiare. Questo comporta – per i prossimi anni – di cominciare a pensare al servizio all’infanzia come un servizio pubblico possibilmente “gratuito” come già avviene in altri paesi europei. Tale scelta avrebbe, inoltre, l’indubbio vantaggio di favorire la natalità, un problema che riguarda tutte le regioni d’Italia e che nei prossimi anni rischia di costringere a chiudere per assenza di utenti i molti servizi all’infanzia esistenti, con un ulteriore problema di disoccupazione e di riconversione degli immobili e del personale.
  2. Richiesta a ripartire le quote e le graduatorie delle famiglie che accedono al servizio prioritariamente a donne che già lavorano.

Il Forum rimane a disposizione, se necessario, per ulteriori chiarimenti.

Roma, 20 ottobre 2015